
È di nuovo agosto, la cucina è la stessa, sette anni dopo hai la stessa maglietta larga, i capelli legati in fretta stai tagliando le pesche, dici "hai lasciato la luce accesa, di nuovo" io ho sette anni in più nella testa e tre secondi per rispondere La prima volta era duemiladiciannove, ho riso la seconda volta ho provato a dirti "non sposarlo" la terza volta ho solo contato le pesche nel colapasta, erano nove ogni sette anni torno qui, stesso giorno, stessa ora, stessa frase Non è un ricordo, è un appuntamento il tempo non passa, ritorna Ogni sette anni salto indietro di sette anni non invecchio, mi sovrascrivo è un loop di duemilacinquecentocinquantacinque giorni tu mi vedi per la prima volta, io ti vedo per la quarta e so già come finisce il coltello Al secondo giro ti ho detto "tra un anno te ne andrai" hai riso, hai detto "che ansia mi metti" sei andata via lo stesso, a novembre, con una valigia blu il paradosso è questo: se ti avverto, mi credi pazzo e te ne vai prima Al terzo giro ho visto l'altro me fuori dalla finestra aveva la mia età di adesso più sette, mi guardava tagliare le pesche al posto tuo mi ha fatto cenno di non toccare niente perché se cambio una pesca, non nascerà mai nostra figlia Questo è il nodo esplicito, il paradosso: se ti tengo, ti perdo, se ti lascio, ti ritrovo tra sette anni a tagliare le pesche il tempo non è un cerchio, è una vite, gira ma scende e ogni giro stringe di più Ora è il quarto giro, agosto, sette anni dopo sette anni dopo sette anni hai la stessa maglietta larga, i capelli legati in fretta dici "hai lasciato la luce accesa, di nuovo" e io finalmente dico "l'ho lasciata accesa per ritrovarti" Ogni sette anni salto indietro di sette anni e stavolta non voglio correggere lascio la luce accesa, lascio cadere la buccia lascio che tu dica la stessa frase, uguale perché è l'unico modo per rivederti da capo © 2026 SYMBIOSIS MUSIC — All rights reserved

