
Fuori campo
[Intro] Era tutto lì: il volto, la voce, la colpa. Era tutto vero, tranne ciò che era accaduto. [Strofa 1] La luce cadeva nel punto esatto, nessun difetto nell’inquadratura. Ogni movimento sembrava spontaneo, ogni dettaglio spegneva la domanda. Gli occhi riconoscevano un volto e lo chiamavano conoscenza. È bastato vedere per smettere di guardare. [Pre-Ritornello] Tutti cercavano la verità dentro ciò che veniva mostrato. Nessuno guardava fuori dall’immagine. [Ritornello] La caverna non era sotto terra, era accesa in mezzo alle mani. Le ombre avevano pelle e voce, respiravano uguali agli esseri umani. Tutti fissavano la parete, certi di essere liberi. Chi decideva cosa mostrare non aveva bisogno di comparire. [Strofa 2] La certezza arrivò per prima, con un’immagine da condividere. Il dubbio non aveva un volto e nessuno volle credergli. Poi la verità bussò alla porta, senza una scena da mostrare. Sembrava debole, quasi falsa: non sapeva come dimostrarsi reale. [Pre-Ritornello] Tutti indicavano un colpevole. Tutti difendevano una versione. Nessuno cercava chi avesse costruito la visione. [Ritornello] La caverna non era sotto terra, era accesa in mezzo alle mani. Le ombre avevano pelle e voce, respiravano uguali agli esseri umani. Tutti fissavano la parete, certi di essere liberi. Chi decideva cosa mostrare non aveva bisogno di comparire. [Ponte] Gli occhi non vedono la verità. Vedono luce, forme, movimento. La verità comincia dove finisce l’inquadratura. [Finale] Quando l’ombra imparò ad avere un volto, la caverna non ebbe più bisogno di catene.

