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L'uomo della stazione

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V5.5

Alla stazione, prima dell'alba, c'era un uomo seduto da solo. Aveva un cappello consumato dal tempo e una valigia appoggiata ai piedi. Guardava i binari senza parlare, come se aspettasse un vecchio amico. Gli ho chiesto: «Signore, parte oggi?» Ha risposto: «Forse, se arriva il treno.» E il treno passa, il treno va, porta con sé chi vuole partire. C'è chi saluta, chi non lo fa, chi resta indietro per non soffrire. E il treno passa, senza sapere quante storie lascia qua. Ogni stazione ha una memoria, ma nessuno la leggerà. Mi raccontò di una donna lontana, di una promessa fatta tanti anni prima. «Le avevo detto: tornerò presto, ma il tempo non mantiene le promesse.» Poi rise piano, guardando le mani: «Ho viaggiato molto per dimenticare. Alla fine ho capito una cosa: non si dimentica ciò che si ama.» E il treno passa, il treno va, porta con sé chi vuole partire. C'è chi saluta, chi non lo fa, chi resta indietro per non soffrire. E il treno passa, senza sapere quante storie lascia qua. Ogni stazione ha una memoria, ma nessuno la leggerà. Quando arrivò il treno delle sette, l'uomo rimase ancora seduto. Mi disse soltanto: «Vai, ragazzo. Il tuo treno non aspetta nessuno.» E il treno passa, il treno va, porta con sé la nostra vita. C'è chi parte senza voltarsi, c'è chi ritorna dopo una vita. E il treno passa, sotto il cielo chiaro, e la stazione torna a dormire. Io non so dove sia finito quell'uomo, ma ricordo ancora il suo sorriso. Da allora, quando sento un treno fermarsi prima dell'alba, penso a quell'uomo e alla sua valigia che forse aspettava ancora.