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Canto V: I Cerchi della Lussuria

Striscia nel buio, la coda si avvolge, Minosse, il giudice, grida e si torce. Guarda ogni dannato, lo scruta, lo sente, poi urla il verdetto e lo sbatte nel niente. Uno, due, tre, gira la coda, quattro, cinque, giù nella fogna. Grida, bestemmia, non c’è perdono, chi sbaglia paga nel girone! E avanti andiamo, nel buio più fondo, tra pianti e sospiri dispersi nel mondo. "Guarda, Dante," dice il maestro, "qui vedi chi amò, ma fu vinto dal desiderio." E il vento li sbatte, li spezza, li piega, abbracciati nel buio, legati da pena. Sospesi nel nulla, mai più riposo, fu il cuore a dannarli, l’amore è il loro chiodo. "Quel giorno leggemmo di Lancillotto, un bacio rubato, il destino corrotto. E fu lo sguardo, e fu la follia, caduti per sempre nell’eterna agonia." E girano, girano, persi nel vento, Paolo e Francesca, un unico tormento. Non più peccato, non più ragione, solo l’amore che uccide e divora il cuore. Minosse sorride, il vento si alza, le anime urlano, ma nulla si calma. L’amore li unisce, l’amore li spezza, così si consuma la loro sentenza.