
Due per due, in fila indiana. Con tanto di bolla, chiuso nel faldone. Per Noè è una passeggiata. E l'ansia da prestazione. Il legno tiene, l'imbarco fila liscio. Coppie in coda davanti allo sportello, Noè compila, sistema l'inventario, ci mette un timbro e chiude il cerchio. Maschio e femmina, puliti e registrati, niente di più, nessuna sbavatura. Il registro di bordo l'ha siglato, ha chiuso la pratica, archiviato la paura. Eppure il conto salta, salta il foglio. Due erano ieri, com'è che sono dodici? La matematica perde l'orgoglio, la vita se ne frega dei tuoi codici. È primavera, e in fondo marzo è pazzo. Scende in stiva col foglio e la matita, sente un rumore giù nel pagliericcio, cerca un errore, ma ci trova la vita. Sotto una panca, tra sacchi e vecchie tele, qui gatta ci cova, pensa il ragioniere. Ne contava due, ne spunta una marea, miao ora sì che è una bella gatta da pelare. Eppure il conto salta, salta il foglio. Due erano ieri, com'è che sono dodici? La matematica perde l'orgoglio, la vita se ne frega dei tuoi codici. I piani perfetti son fatti di vetro, basta un respiro e si crepano in fretta. Tu chiedi il bollo a prova di decreto, ma la natura non bussa e non aspetta. La burocrazia contro l'istinto animale — un incontro che finisce sempre male. Eppure il conto salta, salta il foglio. Due erano ieri, com'è che sono dodici? La matematica perde l'orgoglio, la barca galleggia, ma affondano i codici. Sugli scartafacci in un angolo scuro, il progetto è fallito, ma il pasto è sicuro. Dodici... Fanno le fusa, in barba al futuro.

