Partiamo dal principio: la mia genesi, signori, non sono qui per scelta, ma per tutti i vostri errori. Mi avete macchiata voi, con un gesto un po’ distratto, per poi piegarmi in due e nascondere il misfatto. Cercate simmetria per pulirvi la coscienza, Figlia di un caso bastardo e della vostra invadenza. Ridotta a una sagoma, costretta a questa posa, ma il senso che mi date... oh... ...quello è un’altra cosa. Frutto di mani altrui, e sì questo lo capisco, ma il senso che mi hai dato, io non lo restituisco. Scambi per comprensione ciò che è solo un riflesso, cerchi qualcosa in me per non guardare te stesso. Sì, cerchi qualcosa in me per non guardare te stesso. Il primo parla piano, ha una storia mai svelata: “È una dolce farfalla, ma ha l’ala spezzata.” Il secondo, che controlla ogni sera sotto il letto, fa un salto: “Quella è un mostro! Io l’ho sempre detto!” Il terzo, il più simpatico alle cene di famiglia: “Ma guarda, una macchietta... chissà a chi assomiglia.” Ma bravi, complimenti. Che immaginazione: ognuno mi ha descritta con una confessione. Frutto di mani altrui, e sì questo lo capisco, ma il senso che mi hai dato, io non lo restituisco. Scambi per comprensione ciò che è solo un riflesso, cerchi qualcosa in me per non guardare te stesso. Sì, cerchi qualcosa in me per non guardare te stesso. Avvicinati... Credevi fosse inchiostro nero? Tocca... è sangue vero. Guardami negli occhi. Cosa vedi adesso? Un mostro? Uno specchio?


