
Essere di nessun posto è l’unica libertà ❤️ (Strofa 1) Ho chiuso la valigia senza troppa fantasia, per un posto che nemmeno io ...so dove sia. Ho lasciato la stazione con la luna ancora in cielo, mia madre che piangeva, mio padre un uomo vero. Volevo solo un ponte che da soli non si fa, quando la vita ti cerca e il domani arriverà. (Ponte 1) Ho trovato un tatuaggio a Berlino fatto male, un’anziana a Dublino che lenta versava il tè. E un amico a Lisbona con gli stessi occhi miei. Una ragazzina tailandese – il suo nome non lo so – mille domande silenziose in un sorriso disarmante, e una sola parola che forse significava ...amante. (Ritornello) Un caffè a Barcellona, una francesina che chiamavo madame – forse ci stava, forse no, ma i capelli non li scorderò. Con la pioggia di Londra e il sole finto di Amsterdam. Senza limiti, né confini, senza bandiera: solo la voce di un juke-box in una stazione di frontiera. E questa chitarra rotta che finalmente sa: essere di nessun posto è l’unica libertà. (Ponte 2) A Parigi ho litigato con un tipo della polizia: “Liberté” è una parola ancora troppo solo mia. Ho bevuto vino rosso sotto l’Acropoli, ho fatto a botte per niente, e ho pensato a tutti i re che hanno perso le loro lotte mentre il sole calava e si faceva notte. (Finale parlato / sussurrato) E ora che ho consumato le suole e la mia gioventù, quella valigia non la chiudo nemmeno più. Mio padre lo sa, mia madre lo ha capito ormai: chi appartiene al mondo non si ferma mai. (Strumentale a sfumare – chitarra e armonica) Naa na na naa… naa na na naa… Aaaah… naa na naa…

