Una notte calma, sotto un cielo blu, Hodja camminava, non sapeva più Che il destino attorno a lui stava già giocando, Lo portava piano verso il pozzo li accanto. Guardò dentro e con stupore vide laggiù, La luna riflessa, brillava sempre più. “È caduta nel pozzo, la devo salvare, Non posso lasciarla così annegare!” “Afferra l’uncino, luna mia, Ti tirerò fuori, non andare via!” Con forza tirava, stringeva la fune, Credeva davvero di salvar la luna. Hodja cercava qualcosa lì vicino, Vide una fune con un vecchio uncino. La lanciò nel pozzo con grande coraggio, “Non temere luna, farò questo viaggio!” La fune s’impigliò in una roccia profonda, Hodja tirava, tirava con ogni sua forza. Poi d’un tratto, sentì l’uncino cedere, Cadde a terra, ma non volle mollare. “Afferra l’uncino, luna mia, Ti tirerò fuori, non andare via!” Con forza tirava, stringeva la fune, Credeva davvero di salvar la luna. “Afferra l’uncino, luna mia, Ti tirerò fuori, non andare via!” Con forza tirava, stringeva la fune, Credeva davvero di salvar la luna. Ma il cielo rideva sopra di lui, La luna lo guardava da lassù. “Che fatica, ma ora sei qua! Ti ho liberata, luna mia!” Disteso sul prato, guardò in su, Vide la luna nel cielo lassù. Con un sospiro, disse felice, “Ce l’ho fatta! Ora sei in alto che brilli!” Il vento portava un dolce profumo, E la luna rideva con lui. “Afferra l’uncino, luna mia, Ti tirerò fuori, non andare via!” Con forza tirava, stringeva la fune, Credeva davvero di salvar la luna. Ma il cielo rideva sopra di lui, La luna lo guardava da lassù. “Che fatica, ma ora sei qua! Ti ho liberata, luna amica mia!”