Sul fondo di un lago insonne, un cervo bianco si nutriva della luna. Ad ogni morso, stelle azzurre cadevano come polline nel cielo, e la foresta lentamente si mutava in pesci. Mi spogliai della mia ombra e la appesi a un ramo di nube. Lontano, primavere non ancora nate coltivavano paesaggi che nessuno ricordava. Su una riva senza nome si radunavano semi luminosi. Creature né uccelli né neve vagavano leggere, lasciando soltanto trasparenti canti d'ali. Tu eri là. O forse era la notte ad aver preso la tua forma. Ogni stella che cadeva nel fiume trasformava il fiume in una lunga chioma d'argento. E stagioni invisibili la pettinavano dolcemente. I fiori stendevano le radici verso il cielo. Le nuvole sprofondavano nella terra. E il mondo, come un sognatore, aveva dimenticato l'alto e il basso. E tuttavia ogni cosa respirava in un misterioso equilibrio. Dalle tue dita nascevano piccoli mari. Sulle loro onde ondeggiavano albe non ancora create. Io le osservavo come fossero un ricordo lontano e insieme una promessa del futuro. Fiori sbocciavano senza essere amati. Frutti maturavano senza essere trovati. La luce diventava luce senza essere chiamata. Vi era una bellezza simile alla solitudine. Una quiete simile alla bellezza. E al centro di quella quiete tu semplicemente eri. Prima dei desideri. Prima delle parole. Come le stelle sono stelle. Come l'acqua sogna. Tu eri. E per questo soltanto, le ossa delle galassie addormentate si riscaldavano, e uccelli invisibili iniziavano a cantare. Forse l'amore non è ciò che cade su di noi. Non è ciò che ci lega. Forse è una pallida barca lunare che galleggia in eterno in un cielo dove non giunge mai l'alba. Tu sei qui. Semplicemente qui. E quel miracolo silenzioso mantiene il mondo vivo nel suo sogno.