
[Intro] [Atmospheric cello, deep ambient bass, slow spoken word] Quattrocento anni sono troppi per chiamarla ancora attesa. A un certo punto diventa fame. A un certo punto diventa forma. A un certo punto non sai più se stai cercando qualcuno o se stai cercando la parte di te che hai perso con lui. [Verse 1] [Low rasp vocal, dark gothic acoustic guitar, subtle strings] Ti avevano chiamato principe, guerriero, mostro. Ma prima di tutto eri un uomo che aveva smarrito la sola cosa che non sapeva lasciare. [Building intensity] Hai guardato Dio e gli hai restituito il cielo. Hai detto: se questo è il tuo ordine, io scelgo il buio. E il buio ti ha preso sul serio. Ti ha dato secoli, corpi, sangue, stanze, nomi. Ti ha dato tutto. Tranne lei. [Pre-Chorus] [Tension rise, distant organ, mid-tempo beat entry] Così hai continuato. Perché certe assenze diventano religioni. E certe religioni non hanno bisogno di un altare. Basta un ricordo. [Chorus] [Full orchestration, powerful dark rock beats, dramatic vocal delivery] Hai attraversato quattrocento anni per tornare da lei. Ma non era lei la strada. Era l’amore. Quello che avevi perso insieme al tuo nome. Quello che avevi nascosto sotto i denti, sotto il sangue, sotto la fame. Non cercavi soltanto lei. Cercavi te stesso prima della notte. [Verse 2] [Minimal instrumentation, rhythmic spoken hybrid, pulsing bass] Poi l’hai trovata. O forse hai trovato qualcosa che le somigliava abbastanza da far tremare il tempo. Un profumo. Una voce. Una gesto. La memoria che entra nella stanza prima del corpo. E per un momento sei tornato uomo. Non buono. Non innocente. Uomo. Abbastanza da desiderare ancora qualcosa che non fosse solo possesso. [Pre-Chorus] [Tension rise, swelling strings] Ma l’amore non restituisce il passato. Lo guarda. Lo attraversa. E poi decide se può ancora restare. [Chorus] [Full epic arrangement, heavy bass, sweeping string section] Hai attraversato quattrocento anni per tornare da lei. Ma non era lei la strada. Era l’amore. Quello che avevi perso insieme al tuo nome. Quello che avevi nascosto sotto i denti, sotto il sangue, sotto la fame. Non cercavi soltanto lei. Cercavi te stesso prima della notte. [Bridge] [Stripped back, delicate piano and solo cello, emotional cracked vocals] Poi il cuore. Finalmente il cuore. Non il morso. Non il sangue. Non il corpo eterno. Il cuore. E quando il ferro ti ha attraversato, tutto quello che avevi costruito ha cominciato a cadere. Il volto. La forza. La giovinezza. La leggenda. Uno dopo l’altro. Finché non sei rimasto quasi niente. Vecchio. Fragile. Disfatto. E lei ti ha preso comunque. [Build] [Accelerating tempo, rising orchestral crescendo, intense choral backing] Non il principe. Non il vampiro. Non l’uomo che aveva attraversato quattro secoli per ritrovarla. Solo quello che restava. E forse era la prima volta che qualcuno ti teneva davvero. [Final Chorus] [Maximum explosion of sound, symphonic gothic rock, passionate climax] Per quattrocento anni hai cercato l’amore per tornare da lei. Alla fine hai scoperto che serviva a tornare da te. Quando non avevi più nulla da mostrare. Nulla da sedurre. Nulla da trattenere. Quando eri soltanto un pugno di polvere nelle mani di qualcuno che non ti lasciava cadere. Solo allora la luce ti ha riconosciuto. [Outro] [Music fades out, wind ambience, soft piano, whispered vocals] La polvere si è alzata. Non verso di lei. Non verso il castello. Non verso il passato. Verso qualcosa che avevi rinnegato quattrocento anni prima. E forse l’amore è questo. Non qualcuno che ci salva. Qualcuno davanti al quale possiamo finalmente smettere di essere ciò che siamo diventati. E tornare. A noi stessi. [Fade to silence]

