[# Sono a Casa] [*Estate, Nord Ovest Italia — ogni anno, quando le stelle decidono così*] [Vi parlerò dell'Oceano Atlantico. E di una tempesta.] [ E di una cosa che il vostro corpo sa, anche se voi non lo sapete ancora.] --- Ci sono delle volte, nella tarda estate, qui nel nord ovest d'Italia, che succede una cosa strana. Una di quelle grandi tempeste dell'Atlantico — le stesse che nascono lontano, nelle acque profonde e buie dove nessun occhio umano è mai arrivato — per uno strano gioco di correnti e di chissà quale altra magia invisibile, valica le montagne e riesce ad arrivare fin qui. Non sempre. Non spesso. Ma quando succede, lo sai. Lo sai prima ancora di guardare il cielo. --- Arriva prima l'odore. Le prime gocce sono rade, grosse, pesanti — cadono lente come se stessero ancora decidendo se scendere davvero. E quando toccano la terra cotta dal sole di tutta un'estate, succede qualcosa di antico: si alza un profumo di polvere e argilla e asfalto caldo, uno strato su un altro strato, tutto quello che il sole ha cucinato per mesi si solleva in un istante come un ricordo che non sapevi di avere. Poi la pioggia aumenta. Diventa furia. Diventa violenta e generosa insieme, come sanno essere solo le cose che vengono da lontano. Monda tutto. Lava tutto. Il tuono arriva come una sentenza e il fulmine firma il cielo come se lo stesse correggendo. E nell'aria, tra un lampo e l'altro, l'odore dell'ozono — quell'odore elettrico, pulito, di mondo appena ricreato. --- E poi arriva lui. L'odore dell'Oceano Atlantico. Profondo. Antico. Salato di una salsedine diversa da quella del Mediterraneo, più pesante, più buia — l'odore di cose che non hanno mai visto il cielo, che vivono nelle profondità dove la luce non è mai arrivata, e che la furia del vento ha strappato dalle profondità abissali e trascinato su, su, attraverso i continenti, oltre le montagne, fino a qui, fino a te, che stai fermo sotto la pioggia con la faccia alzata come un bambino. E il tuo corpo fa una cosa strana. Ogni cellula, nell'istante in cui quell'odore arriva, dice una parola sola. (Sono a casa.) --- Fermati un momento su quella sensazione. Perché se ci pensi — se lasci che il pensiero vada dove vuole andare, nel tempo profondo, in quel tempo in cui un milione di anni è solo un respiro e la storia dell'universo è solo una lunga notte silenziosa — ci sei quasi arrivato. Per l'universo, è passato un battito di ciglia da quando la chimica si è fatta vita, laggiù, in quelle stesse profondità oscure. Nell'acqua salata. Nel buio. Senza cielo, senza luce, senza nome. E da allora — da quel battito di ciglia fa — una cosa sola è rimasta uguale. Un unico imperativo, scritto in ogni cellula di ogni cosa che respira su questo pianeta. (Rimanere viva.) Solo questo. Da sempre. Per sempre. --- Quando l'odore dell'Oceano Atlantico arriva fin qui, portato da una tempesta impossibile oltre montagne che non avrebbe dovuto attraversare, il tuo corpo non si sorprende. Il tuo corpo ricorda. Sa da dove viene. Sa cosa è stato, prima di essere quello che è adesso. Sa che quella salsedine antica è la stessa salsedine dentro di te, che quel buio profondo è il buio da cui vieni, che quell'acqua lontana e impossibile è la tua prima casa — l'unica casa che non hai mai davvero lasciato. E dice, sottovoce, senza chiederti il permesso: (Sono a casa.) --- La tempesta passerà. Le nuvole si apriranno. Il sole tornerà a cuocere la polvere per un'altra estate. Ma per un momento — per quel momento lì, con la pioggia sulla faccia e l'odore dell'oceano nel petto — hai toccato qualcosa di vero. Qualcosa che era già tuo, prima ancora che tu nascessi. E lo sarà ancora, molto dopo. (Sono a casa.) (Sono a casa.)