
Mi guardo allo specchio e non vedo altro che frantumi di me quando avrei preferito bruciare ogni singola traccia del mio passato, vissuto attraverso gli occhi di chi mi ha messo al mondo perdendo poi il senno e scordando la realtà, gettando quel piccolo seme ormai divenuto pianta da frutto in preda alle fiamme dell’inferno. Urlo senza essere udito e prego senza essere ascoltato. Ma chi potrebbe ascoltare il lamento silenzioso di una mente senza corpo, di un corpo senza vita, di una vita senza la propria madre? E’ facile scegliere quando il male lo pagano i diretti interessati ed è facile tacere quando sotto le macerie si trova qualcosa che si ha disconosciuto. Macerie che fermenteranno, dissetate dalla pioggia e rinfrescate dal gelido inverno. Si alimenteranno cibandosi di rimpianti e rimorsi per non aver potuto guardarti negli occhi quando l’ultimo raggio di sole mi dava la schiena rendendomi l’ombra di me stesso dandomi il coraggio di ripudiarti.

