
Acqua e grano
Nikola stava accanto al davanzale, coi fogli dei suoi conti nella mano. Sotto, passava il tram lungo il viale, lui sentiva quel suono arrivare piano. Stendeva ogni mattina il suo giornale, spostava la sua penna più lontano. Un colpo sopra il legno era il segnale: una colomba bianca prese il grano. Lei gli sporcava i conti; lui taceva, metteva il foglio macchiato da un lato. Prendeva un nuovo foglio e riscriveva, col gomito sul tavolo appoggiato. Avvicinava il piatto e lei beveva, le rimaneva il becco un po’ bagnato. Con lei sul polso lui non si muoveva, il braccio - gli restava addormentato. Una sera, restò senza beccare. Lui le avvicinò l’acqua con la mano. Lei rimase sul legno a respirare il piatto aveva ancora tutto il grano. Lei non provò neppure a camminare. Lui stese la giacca piano piano. Le rimase accanto ad aspettare, sentiva il tram passare più lontano. Lui non sapeva più dove posare quel corpo che teneva fra le mani. La tenne ancora lì, senza parlare. Sul piatto - c’era il grano - per domani. Lasciava il piatto d’acqua accanto al grano, ogni mattina ancora la cambiava. Un altro gli mangiava dalla mano. Lui guardava - la strada - e l’aspettava.

