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MATRIX. (best ITA rap)

[STROFA 1] Nato col debito in fascia, la culla era un leasing: benvenuto in Matrix. Braccialetto clinico, barcode, destino in cashflow, piangono anche le madri. Biberon come museruola alle domande — (shh!) — stai buono e non parlare. Fino ai vent’anni il sole sembra eterno, anche prima, già da quando inizi a lavorare. Il tempo fa il prestigiatore e ti distrae, l’estate, poi il badge sul petto, timbri nel sonno: i turni fanno male. Stage travestiti da sogni, in call alle 9: “Ormai fai parte degli ingranaggi”. Caffè amari come stipendi lordi e gli affitti che mordono i margini. Metropolitana, facce grigie, calendario a scacchiera. I debiti parlano più dei padri; sogna in grande, mi dicono: “Farai carriera”. Mi hanno venduto il futuro a tasso variabile: una rata fissa di silenzi. Non voglio una vita di rimpianti e, mentre ci penso, i secondi sfregano lenti. Ci facciamo selfie che col tempo sfumano, con filtri pieni, nei ricordi dei tempi sembrano sudino. I miei sogni in pausa pranzo, se piango, non è solo per le tasse. Il cielo è fitto, sembra vuoto, come un prato di carcasse, e ti dirò… [RITORNELLO] Staccami la spina — voglio un cielo senza pixel. Odio questo Matrix, ti prego, voglio uscire. Se il mondo è una gabbia, dammi fiato e non fitte. Sento il tempo che rallenta, giro in giro senza fine. [POST-RITORNELLO] Perché siamo nati? Forse per rompere i limiti. Staccami la spina: da fuori siamo tutti piccoli. Troverò la strada senza seguire articoli. Siamo in una stalla, marchiati con dei simboli. [STROFA 2] Quarant’anni in bolletta, corpo ipotecato - routine on replay. Sedia “ergonomica” canta benessere, la schiena corregge: “No way”. I KPI ti fissano nell’iride: se freni sei colpevole, se corri sei “ok”. Treni persi per un file; abbracci archiviati — cartella “da aprire” in delay. Crescono figli degli altri nei feed, io cresco soltanto i “to-do”. Cene fantasma, promesse nel parcheggio a disco orario: tabù. Giorni copiati e incollati, drag-and-drop di ansie, un bad mood. I sogni in attesa, “data da destinarsi” — destinazione: a mai più. Gli ultimi dieci mettono il cardiologo in firma — check-up a menù. Il mare resta sullo screensaver, ferie da quindici giorni, non più. Contando i passi, l’app applaude, ma il cuore chiede: “All good?”. Il sorriso fuori garanzia, la stanchezza: “See you soon”. Odio il Matrix, ma cerco le crepe: da lì passa la luce, lo so. Se il tempo richiama i finali, staccherò tutte le schede, oh God. Brucio i miei log nel silenzio, resetto l’anima in boot. La fede è un codice fragile, ma tiene in piedi sto’ loop. [RITORNELLO] Staccami la spina — voglio un cielo senza pixel. Odio questo Matrix, ti prego, voglio uscire. Se il mondo è una gabbia, dammi fiato e non fitte. Sento il tempo che rallenta, giro in giro senza fine. [POST-RITORNELLO] Perché siamo nati? Forse per rompere i limiti. Staccami la spina: da fuori siamo tutti piccoli. Troverò la strada senza seguire articoli. Siamo in una stalla, marchiati con dei simboli.