
Sento molti lodare le glorie passate, si stava meglio prima, pensate, Ma indietro non si può tornare, e allora cosa possiamo fare... (Usiamo termini desueti!) Con diecimila del vecchio cònio sonante viaggiavo lontano, contento, scoppiettante. Ora con questo euro farlocco, nulla mi resta, mi sento un allocco. Resistenza loquace! (è una scelta lessicale!) Resistenza loquace! (lamentatio non banale) Non si consente più favellar liberamente, il popolo soppesa ogni espressione, e se di bianco o nero fai menzione, sei tosto appeso ad un forcone! Un tempo il garzon si levava il cappello, e dava del voi fin anche al bidello. Ora ti ignora ed appare non vivo, si fa le auto immagini col dispositivo. Resistenza loquace! (è una scelta lessicale!) Resistenza loquace! (lamentatio non banale) L’adolescente si lagna, si stanca, si cela, rifugge la vanga, la zappa, la tela. Un tempo da giovine era già fornaio, oggi si sbadiglia col Reddito Maio. Un dì il cicalino era saldo al muro, si parlava lì in piedi, con tono sicuro. Ora s’usa in ogni loco, financo al gabinetto, lo sento lo sciacquone, maledetto! Resistenza loquace! (è una scelta lessicale!) Resistenza loquace! (lamentatio non banale) Si correva a piè scalzi tra sassi e catrame, con ginocchia spaccate e risa a profane. Oggi il fanciullo se sta sul canapè, con lo schermo ludico fino alle tre. L’idioma natìo langue in desolazione, surclassato da termini d’altra nazione. e l’eco dell’eloquio si fa lamento, in questa Babèle di suono e tormento. Resistenza loquace! (è una scelta lessicale!) Resistenza loquace! (lamentatio non banale) Resistenza loquace!

