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A CARICO NOSTRO. (best ITA Political Conscious Rap)

V6

[Verse 1] Il pane costa un capitale — il capitale non si tocca, la Repubblica fondata sul lavoro che ti strozza. La busta paga è vuota, non c’è più sostanza, e fuori c’è uno stato che ti tassa pure l’aria. Dicono: «Stringete i denti» — noi lo facciamo, loro stringono alleanze che ci stringono il cappio. Hanno il polso della gente solo quando c’è il voto, poi ci mollano la mano e ci presentano il conto. Fanno cassa sulla classe, la chiamano manovra, se la fame bussa a casa, il povero non trova. Per chi sta sopra è crisi, per chi sta sotto è prassi, loro firmano manovre, noi firmiamo straordinari. Ci vendono sacrifici, li chiamano riforme, fanno carriera sulle crepe di un Paese che si spacca. Mettono toppe ai disastri, poi ci vendono la marca, il Paese cola a picco, la poltrona resta salda. [Pre-Chorus] Ci dicono di resistere — ma a quale prezzo? Per vivere da liberi, devi chiedere permesso. Ci hanno messo in ginocchio, poi ci chiedono rispetto, calpestano i diritti e lo chiamano decreto. [Chorus] A carico nostro, ogni errore del potere, loro alzano le mani, noi per poter campare. A carico nostro, ogni promessa elettorale, cambia nome la manovra ma non cambia chi sta male A carico nostro, ogni debito di Stato, il potere resta intero, il salario dimezzato. A carico nostro, ogni crisi dichiarata, la colpa è pubblica, la manovra è approvata. [Verse 2] La democrazia è bella, soprattutto in campagna, quando bussano alle porte, è la povertà che chiama. Poi il voto va nell’urna, il problema va in archivio, la memoria dura un giorno, il mutuo? non lo dico. Ci governano coi numeri, ma i numeri non piangono, non mostrano le famiglie che non ce la fanno. Il PIL può crescere, se cresce in poche mani, la ricchezza fa notizia, la povertà fa danni. Tagliano nastri, nascondono i tagli, fanno cassa su di noi, poi li chiamano sgravi. Se protesti sei un problema, se taci un esempio, se lavori sei un costo, se sei ricco un investimento. Lo Stato vuole ordine, lo pretende dal più debole, ma il disordine dei forti diventa negoziabile. La legge è per tutti uguale, almeno sulla carta, c’è chi paga per l’errore, chi lo trasforma in una carica. [pause] [Bridge] Non voglio un altro capo che mi insegni a stare zitto, non chiamarla democrazia… il dissenso è un delitto. Non c’è bandiera che mi sfami…. né promessa mi assolva, se paga sempre il popolo, chi risponde quando crolla? [pause] [Pre-Chorus] Ci dicono di resistere — ma a quale prezzo? Per vivere da liberi, devi chiedere permesso. Ci hanno messo in ginocchio, poi ci chiedono rispetto, calpestano i diritti e lo chiamano decreto. [Chorus] A carico nostro, ogni errore del potere, loro alzano le mani, noi per poter campare. A carico nostro, ogni promessa elettorale, cambia nome la manovra ma non cambia chi sta male A carico nostro, ogni debito di Stato, il potere resta intero, il salario dimezzato. A carico nostro, ogni crisi dichiarata, la colpa è pubblica, la manovra è approvata.