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CHE IMPAZZISCANO LE ROSE

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V5.5

Stanotte non chiedermi perché le rose si aprano così. Dicono soltanto al posto mio ciò che non oso confessarti. Sei entrata dalla notte con il vento ancora vivo sulle maniche. Non mi avevi ancora sfiorato, eppure tutte le candele si sono piegate verso di te. Il tuo nome indugia sulle mie labbra come vino che non vuole cadere. Basterebbe avvicinarmi ancora un poco perché tutta la primavera riveli la sua ferita più segreta. Non guardarmi— almeno, non guardarmi così. Ho paura che la mia anima confessi prima del mio corpo quanto a lungo ti ha aspettata. Che impazziscano le rose per me, che muoiano, una dopo l’altra, nel vento lasciato dal tuo passaggio. Sarebbe quella la morte più lunga. Avvicinati, ancora un poco— finché il mio respiro non saprà più a chi appartiene. Ho cercato di dimenticarti, di chiudere la tua voce dentro l’inverno, di piegare ogni desiderio in una lettera bianca senza il nome del destinatario. Ma il tramonto ti riconosce. La pioggia ti riconosce. Persino le linee della mia mano, nel buio, si voltano verso di te. Se amarti è una malattia, non guarirmi. Lasciami ardere sotto il tuo sguardo, svegliarmi ancora, ricadere ancora, e credere ogni volta che questa notte sia l’eternità. Non promettermi “per sempre”— “per sempre” è troppo leggero per sostenere il peso con cui ti desidero adesso. Dimmi soltanto: “stanotte”. E poi lascia che ogni notte si rifiuti di finire. Che impazziscano le rose per me, che consumino tutto il loro profumo per nascondere il fragore del mio cuore. Io non posso vivere senza di te— non è una promessa gentile. È la marea senza la luna, il sangue che perde la strada, una stella che, prima di cadere, brucia per l’ultima volta il proprio nome. Stringimi, ancora più forte— come se, aprendo le braccia, potessi svanire senza rumore da questo mondo. Se tu sei l’abisso, io non voglio la riva. Se tu sei il fuoco, io non voglio salvarmi. Se il mattino dovrà separarci, rendiamo questa notte così immensa che perfino il tempo, giunto alla porta, non osi bussare. Ridurrò tutta la mia vita a un solo respiro sul tuo petto, pur di sentire il mio nome tremare dentro il tuo corpo. Che impazziscano le rose per noi, che i petali ricoprano il letto, le finestre e tutti i domani che non vivremo. Mi manchi così tanto che la notte ha preso la tua temperatura, e la luna si è chinata alla finestra come una testimone che non avrebbe dovuto esserci. Ti amo così— che la morte mi sembra troppo breve, e l’eternità non abbastanza lunga. Ti amo fino a sentire ogni respiro come un addio da te e, nello stesso istante, come il mio ritorno fra le tue braccia. Perciò non chiedermi se potrei vivere senza di te. Baciami— e non lasciare mai che questa domanda riceva una risposta. All’alba le rose abbasseranno il capo. E io resterò fra le tue braccia, fingendo che stanotte nulla sia mai sfuggito al nostro controllo.