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Titolo: Il Rumore dei Vetri (e del Silenzio)

(Strofa 1) C’è un vestito di seta appeso alla porta e un trucco leggero per sembrare risorta. Hai imparato a sorridere a denti stretti, a nascondere i lividi dietro i colletti. La cucina profuma di pane e paura, mentre fuori la notte si fa più scura. Ogni passo nel corridoio è un rintocco, il fiato sospeso al minimo tocco. (Ritornello) Perché l’amore non è un pugno che chiude la bocca, non è una catena che la tua anima tocca. Non è il rumore dei vetri che vanno in frantumi, né l’odore del fiele che spegne i profumi. Tu sei un porto sicuro, non un campo di guerra, sei un cielo infinito schiacciato per terra. (Strofa 2)(Lui)) Lui dice "ti amo" con la voce che trema, mentre scrive sul corpo l’ultimo schema. Un graffio sul cuore, una scusa banale, "È colpa del vino, non volevo farti male". Ma il male ha radici che scavano piano, e la carezza di ieri è diventata una mano che stringe, che nega, che toglie il respiro, in un labirinto che non ha mai un giro. (Ponte) Non è colpa del tempo, non è colpa del sole, non è colpa dei tuoi sogni o delle tue parole. Non sei tu quella sbagliata, non sei tu il difetto, non si muore per rabbia dentro un letto. Apri quella porta, non guardarti indietro, il coraggio è una pietra contro il vetro. (Ritornello) Perché l’amore non è un pugno che chiude la bocca, non è una catena che la tua anima tocca. Non è il rumore dei vetri che vanno in frantumi, né l’odore del fiele che spegne i profumi. Tu sei un porto sicuro, non un campo di guerra, sei un cielo infinito schiacciato per terra. (Outro) Ora scendi le scale. Senti l'aria che cambia? È il rumore del tuo primo respiro. Libera.