
CILIEGIE E SPECCHIO
CILIEGIE E SPECCHIO D'ACQUA C'era una casina in cima. L'ape dello zio ci arrivava chissà come. Noi con lo scooter. E bastava. Strada stretta, polvere, resina. Le sue mani sul mio giubbotto. Il vento prendeva le parole prima che le dicessi. Le ciliegie erano rosse e le dita diventavano viola e ridere era ancora una cosa semplice. Un lago là in mezzo che nessuno aveva fatto. Nessuno sapeva spiegarlo. Stava lì. E noi dentro, riflessi nell'acqua ferma, già qualcun altro senza saperlo ancora. I suoi occhi avevano quel colore. O forse è l'acqua che ho sempre guardato con i suoi occhi. Non lo so più. Un lago là in mezzo che nessuno aveva fatto. Nessuno sapeva spiegarlo. Stava lì. E noi dentro, riflessi nell'acqua ferma, già qualcun altro senza saperlo ancora. Ci siamo tornati. Gli alberi tagliati. Il lago non c'era più. Lei neanche. Solo terra. E quasi — quasi sentivo ancora le ciliegie tra le dita. La montagna non dice niente. Come fanno le cose che hanno visto troppo.

