
[Intro] (Strumentale, solo pianoforte a coda) (arpeggi barocchi che sfiorano il silenzio) [Strofa 1] Prima viene il semplice, una particella, una distanza, nel vuoto sospeso nasce una resistenza, un fremito discreto, un soffio che persiste, un bagliore invisibile che prepara l’esistenza. [Pre-Ritornello] Nessun atomo conosce la forma, nessuna goccia l’onda, ogni punto segue il proprio passo, senza disegno né bagaglio, una corrente si tesse in segreto dietro la tempesta, le linee ancora si cercano prima di farsi immagine. [Ritornello] Qualcosa appare, il semplice si moltiplica, emerge, frammenti si raccolgono ai bordi delle proprie rive, un motivo si disegna nel flusso che converge, il mondo trova una voce nel tumulto che lo investe e vive. [Strofa 2] Le cellule non conoscono il corpo, gli impulsi avanzano a tentoni, minuscole legioni, i segnali si rispondono, abbozzando l’unisono, un ritmo si costruisce nel cuore di queste tensioni. [Pre-Ritornello] Nessun neurone conosce un ricordo, nessuna stella intuisce il racconto scritto dai suoi pallidi bagliori, eppure nascono ponti che attraversano le nebbie, un paesaggio si solleva dalla trama cieca dei rumori. [Ritornello] Qualcosa appare, nasce soltanto nell’insieme, un disegno di onde comuni in cui tutto si raccoglie, l’ignoto prende forma, lentamente ha sembianze, una coscienza si delinea in ciò che trema e non si scioglie. [Bridge] Materia, relazione, struttura, errore, ripetizione, sentieri che si biforcano, deviazioni, attriti, nel gioco degli echi si accende un’intuizione, un ordine senza progetto, una lenta danza di respiri. [Pausa] Forse la meraviglia accade tra le cose, nell’intervallo sottile in cui le forme stanno in bilico, un silenzio condiviso, un bagliore parallelo, dove l’universo ascolta se stesso e si inventa un pericolo. [Ritornello finale] L’universo combina la propria materia, apre gli occhi, riunisce i suoi frammenti in uno sguardo curioso, nel riflesso del mondo si scopre in fiamme, una luce interiore diventa presenza, fuoco silenzioso. [Outro] E guarda se stessa dentro contorni fragili, nella traccia che lascia lungo tutte le sue deviazioni, un mormorio persistente prolunga ancora il giorno, poi l’eco si dissolve, ma ritorna nelle stesse vibrazioni.

