
[intro] Io sono il pendolo che Schopenhauer ha forgiato nel buio, oscillo tra il vuoto e il morso, non c’è tregua nel mio sangue. Voglio tutto ora, come un uragano che ingoia l’alba, schiacciare il dado sul velluto nero, puntare l’anima sul rosso. Il mondo è Maya, un sipario di fumo e specchi rotti, ma io lo squarcio con le unghie, per un lampo di eterno stordimento. [verse] Sotto i neon che pulsano come vene di un dio ubriaco, provocare il caso, ficcare monete nel ventre della roulette. Schopenhauer riderebbe, “La volontà è un lupo affamato”, ma io lo libero dal guinzaglio, lo lascio sbranare la notte intera. Carte che volano come corvi su un campo di illusioni, vincere o annegare, tanto il desiderio è un pozzo senza fondo, e io ci tuffo la testa, ridendo al bordo del precipizio. [chorus] Questa notte rido al vento, versiamo champagne sui sogni in frantumi! Brucia la seta, balla sul filo, che il piacere sia un fiume di rum! Dammi il delirio dorato, il bacio che affoga, stanotte esplodiamo in festa! Volontà decadente, solleva il veleno – viva il caos, viva la fine lieta! [verse] Occhi che incrociano come frecce in una foresta di seta, provarsi con lei, con quella, con l’ombra che profuma di tabacco e rimpianto. La volontà lecca la pelle, un’onda che travolge le dighe del buonsenso, Schopenhauer sussurra “Amore è solo fame in abito da sera”, ma io danzo sul filo, rubo baci come furti di stelle cadenti, provocando tempeste in bicchieri di vino versato, perché domani è noia, e stasera è il mio regno di seta strappata. [chorus] Questa notte grido alla volontà: spacca le porte, ingoia la luce! Lancia il mio sangue nel turbine, non arretrare, fai tremare il mare! Dammi l’uragano che urla, il lampo che trafigge, stanotte o addio! Volontà cieca, scatena la tempesta – tutto, qui, senza freno! [bridge] Tra le coperte che si attorcigliano come serpenti di seta greca, divertirmi nel labirinto del corpo, dove il sudore è inchiostro vivo. Provare a innamorarmi, come un pazzo che scava per un miracolo nel fango, ma Schopenhauer mi fissa dal soffitto, “È solo eco di un desiderio cieco”, e io lo ignoro, intreccio dita e sospiri in un nodo gordiano, lasciandomi cadere nel vortice, dove il piacere è un’onda che si frange su scogli di carne, e il cuore batte come un tamburo di guerra dimenticata. [chorus] Questa notte rido al vento, versiamo champagne sui sogni in frantumi! Brucia la seta, balla sul filo, che il piacere sia un fiume di rum! Dammi il delirio dorato, il bacio che affoga, stanotte esplodiamo in festa! Volontà decadente, solleva il veleno – viva il caos, viva la fine lieta! [outro] Bicchieri che si rovesciano come lacrime di un cielo in tempesta, bere fino allo svenimento, annegare la volontà nel suo stesso veleno. Schopenhauer annuisce piano, “Il dolore è la norma, l’oblio il premio”, ma io alzo il calice al caos, un brindisi al pendolo che non si ferma mai. Questa notte è il mio asceta ribelle, negare il nulla con un sorso di fuoco, crollare sul pavimento come un titano abbattuto, e risorgere all’alba, affamato di più, perché la volontà non muore, si moltiplica nei sogni rotti, e io la cavalco fino all’ultimo respiro.

