**(Intro - Atmosfera tesa, quasi elettronica disturbata, con sussurri o frammenti vocali distorti)** Voce: (Sussurrato, distorto) ...scomparire... nel suono... la scena è vuota... Bene... **(Verse 1)** Dalle cripte del Salento, un grido che non chiede Ascolto, ma squarcia il velo, rompe la fede Nel testo sacro, intoccabile, parola imbalsamata Lui arriva, Carmelo, furia scatenata Svuota la scena, il personaggio è un pretesto Un corpo vibrante, un fonema, un gesto Che non racconta, non imita, ma *è* L'assoluto dell'attore, oltre il perché. *Svalorizzazione*, ecco il suo Vangelo empio Contro il teatro borghese, l'accademico tempio. **(Chorus - Più potente, quasi un rock operistico o declamato con forza)** Macchina attoriale, Phoné che divora! Il senso si sfalda, non c'è più l'ora Né luogo, né trama, solo l'urlo e il sospiro Carmelo Bene, vertigine, delirio! Voce che è corpo, corpo che è suono Sulla scena deserta, lui ascende al trono Del non-essere, del dire che si nega La sua arte è una sfida, una piaga, una preghiera cieca! **(Verse 2)** Amleto disfatto, Pinocchio crudele Riccardo III, un ghigno fra le tele Della sua voce che smembra, ricompone Ogni classico in un'altra, oscura, dimensione. Il microfono è bisturi, scava nella gola Amplifica il rantolo, la sillaba che vola Verso un altrove fonico, inaudito Dove l'attore è solo, dal mondo fuggito. Nostra Signora dei Turchi, martirio e visione Contro il potere, contro la rappresentazione. **(Chorus - Con ancora più enfasi, magari cori distorti o dissonanti)** Macchina attoriale, Phoné che divora! Il senso si sfalda, non c'è più l'ora Né luogo, né trama,