Era mattina. Avevo appena portato la colazione a Lady Morrighan. Posai il vassoio sul tavolino e aprii le finestre. L'aria fresca entrò nella stanza insieme alla luce del nuovo giorno. Mentre versavo il tè nella sua tazza, Lady Morrighan mi fece una domanda che, all'inizio, mi sembrò semplice. Voleva sapere che cosa fosse davvero il mondo di Estasi. Continuai a osservare il tè scendere lentamente nella tazza, ma dentro di me quella domanda aveva già iniziato a muovere qualcosa. Per molto tempo ho creduto che fosse il luogo più bello in cui vivere. Il momento in cui un desiderio si realizza, il cuore si alleggerisce e la vita sembra finalmente prendere la forma che avevamo immaginato. Il buddismo dice che è uno dei Dieci Mondi. E ha ragione. Perché quella gioia esiste davvero. Ma quella mattina compresi che custodisce un segreto. La felicità del mondo di Estasi nasce sempre da una condizione. Esiste perché qualcosa è accaduto. Perché un desiderio è stato esaudito. Perché la vita, almeno per un momento, ci ha sorriso. Ed è proprio lì che il Demone del Sesto Cielo compie la sua opera più sottile. Non parla al cuore. Parla alla mente. Si insinua nei nostri pensieri e ci convince che la nostra felicità viva nella condizione che l'ha fatta nascere. Così iniziamo a proteggerla. A trattenerla. A temere il giorno in cui potremmo perderla. Ma le situazioni cambiano. E quando la condizione scompare, anche quella felicità comincia a dissolversi. **Il Demone del Sesto Cielo ha già compiuto la sua opera.** **Non deve fare altro.** **Saremo noi stessi a precipitare nel mondo d'Inferno.** Non perché la gioia fosse sbagliata. Ma perché avevamo creduto che la sua sorgente fosse fuori da noi. Mentre osservavo il vapore salire dalla tazza di Lady Morrighan, mi sembrò tutto incredibilmente semplice. Forse il Demone del Sesto Cielo non ci ruba la felicità. Forse ci convince soltanto a cercarla nel luogo in cui sa che, prima o poi, non potrà più restare.