
Tu che mi fai vivere (o morire) sei acqua (o veleno) sei gioia (o dolore) Sono carico (o scarico) di questa storia (storia) che non decolla (no, per niente) sono stanco delle tue scuse, le tue stupide scuse. Mi lasci? (ti lascio) ti nascondi (poi torni) mi fai male (non lo sai) sei tornata (perché?) Alla fine torni sempre (sì) e sbatti la porta (sempre) per tornare (o per andare) Sono stanco di te (o sei stanca di me) dicevi che fumavo troppo (o troppo) tu che bevevi (o bevevo) e finivi le mie sigarette (sette) che non riuscivamo (riuscivamo) a tornare a casa (mai) perché non ci reggevamo in piedi e finivamo per girare (quasi sempre) tutta la città (città) prima di tornare (tornare) alle tre di notte (sempre alle tre) per buttarci nel letto (letto) vestiti (sempre vestiti) per svegliarci alle tre (di pomeriggio) Questa storia che hai deciso di finire con un tira e molla: più tiri, più si stira, più continui, più mi fai rovinare (vomitare) come tutte le mattine prima di rimettere la sbornia (sbornia). Mi guardavi (sempre). Sono stanco di te (o prima tu di me) dicevo sempre che fumavi troppo (o troppo) che io bevevo (tu no, eh?) e finivo le tue sigarette (erano sette?) che non riuscivamo (riuscivamo) a tornare a casa (mai) perché non ci reggevamo in piedi e finivamo per girare (quasi sempre) tutta la città (città) prima di tornare (tornare) alle tre di notte (sempre alle tre) per buttarci nel letto (letto) vestiti (sempre vestiti) per svegliarci alle tre (di pomeriggio) Tu che non ci sei mai, ma che quando ho bisogno torni sempre, sempre. A te che non mi hai mai fatto mancare niente… ti amavo (ma ti odiavo).
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