
(Verso 1) Non serve alzare il volume per farsi sentire il bene è un bisbiglio che sa dove andare, è come l’erba che spacca il cemento senza fare rumore, sfidando il momento. Non cerco il possesso, non traccio confini, siamo fili intrecciati, giganti e bambini. La mano che stringi non è una catena ma l'argine dolce che placa la piena. (Coro) E allora splendi di luce riflessa senza l’inganno di una promessa, amore che è pane, calore e dimora, che non chiede il conto, che non conta l'ora. Pulito dal fango della gelosia, senza il veleno di una malizia, siamo radici di un’unica pianta, la parte del mondo che ancora ne incanta. (Verso 2) La casa non è fatta di muri e soffitti ma di sguardi sinceri che curano i ritti, è il posto in cui torni e ti togli la pelle per farti guardare sotto le stelle. Nessun passo indietro, nessuna rincorsa, l’affetto non vive dentro una borsa. Si specchia negli occhi di chi non ti ignora, di chi, se ti perde, ti cerca ancora. (Ponte) Cadiamo l’odio, come un vestito stretto, che toglie il respiro, che opprime nel petto. Scegliamo il perdono, la pace del dono, sentirsi fratelli per quello che sono. Senza il sospetto, senza l'artiglio, con la purezza che ha un figlio. (Coro) E allora splendi di luce riflessa senza l’inganno di una promessa, amore che è pane, calore e dimora, che non chiede il conto, che non conta l'ora. Pulito dal fango della gelosia, senza il veleno di una malizia, siamo radici di un’unica pianta, la parte del mondo che ancora ne incanta. (Outro) Sincero come l’alba che torna ogni giorno, senza pretendere nulla in ritorno. Solo esserci. Solo restare. Senza rumore, imparare ad amare.

