QUANDO TORNO IN PIEDI [INTRO – SUSSURRATO, QUASI PARLATO] Undici maggio… duemilaventitré. Un tetto, un passo sbagliato, e da quel giorno… niente è stato più uguale. [STROFA 1 – RAP, BASSO E INTIMO] L'ebrezza di quel volo, non lo scordo quel momento, un secondo cambia tutto, cambia casa, cambia tempo. Prima correvo contro il mondo, adesso conto ogni movimento, ogni passo ha il suo prezzo, ogni giorno il suo tormento. Tre anni fermo, mentre il mondo andava avanti, io guardavo dalla finestra con la rabbia stringo i denti. Poi pian piano sulle gambe, centimetro dopo centimetro, ma chi mi vede camminare non conosce cosa sento. Non torno come prima, questa è la realtà, ma ho imparato che la forza non è solo agilità. È svegliarsi col dolore e prepararsi ogni giorno, stringere i denti forte e andare comunque avanti. [PRE-RITORNELLO – PARLATO, SEMPRE PIÙ EMOTIVO] E poi chiedi quello che ti spetta… perché è un tuo diritto. Ma il diritto resta scritto, mentre tu resti zitto. [RITORNELLO – CANTATO FORTE, CALDO, TOCCANTE] Mi hanno tolto il tempo, non la voglia di lottare, mi hanno tolto qualche sogno, non la voglia di volare. Per chi dorme al mio fianco, per chi mi chiama papà, io non cerco una vittoria, voglio solo normalità. [STROFA 2 – RAP PIÙ INCISIVO] Poi comincia la burocrazia, la giostra gira lenta, moduli, visite, risposte, una promessa che diventa attesa. “Ha diritto”, me lo dicono, ma il diritto quanto costa? Perché appena chiedi aiuto trovi sempre un'altra porta. Se paghi, tutto corre, se aspetti stai in coda, la salute sembra un lusso quando il portafoglio non sfonda. Paghi visite, paghi esami, paghi pure per capire, mentre quello che ti spetta sembra sempre da inseguire. E allora alzo la voce, non per fare confusione, ma perché dietro una pratica c'è una persona, non un codice. Mi ascoltano per un attimo, poi ritorna il silenzio, come se dopo una promessa fosse cancellato il problema. Questa Italia quando servi sa chiamarti cittadino, quando chiedi ciò che spetta ti trasforma in un numero. Io non chiedo privilegi, non pretendo una medaglia, voglio solo ciò che spetta a chi ogni giorno ancora combatte. [PARTE – SUSSURRATA, VOCE VICINISSIMA] E gli amici… quelli li riconosci quando smetti di servire. Prima mille mani tese, poi nessuno da chiamare. Ma qualcuno è rimasto. Qualcuno che non voleva niente. Solo sapere come stavo. E quello… vale più di mille amici. [RITORNELLO – CANTATO FORTE, EMOTIVO] Mi hanno tolto il tempo, non la voglia di lottare, mi hanno tolto qualche sogno, non la voglia di volare. Per chi dorme al mio fianco, per chi mi chiama papà, io non cerco una vittoria, voglio solo normalità. [BRIDGE – SUSSURRATO → CRESCENDO] Adesso c'è un'altra operazione… un altro anno da fermo. E mi dicono: “Non aspettarti troppo.” Ma io non voglio promesse. Voglio provarci. Perché quando hai già perso tanto non puoi permetterti di smettere di sperare. [FINAL – CANTATO, GRANDE MA NON URLATO] Lo faccio per le mattine in cui mi alzo anche se fa male, per il frigo da riempire, per le bollette da pagare. E se la strada è lunga, la percorrerò lo stesso, con il dolore nelle gambe e la speranza dentro al petto. Tornerò a rincorrere un pallone , anche se non so quando, ma quando arriverà quel giorno sarò pronto ad abbracciarlo. [OUTRO – SUSSURRATO] Non sono quello di prima… e forse non lo sarò mai. Ma sono ancora qui. Per vedere crescere Mia figlia .


