
Il muro di psicocristallo
(Verso 1) Ti vedo camminare lento, schiacciato dal peso di un mondo che ti stringe come un pugno nel petto. Ti accucci dietro muri che io non vedo, dietro parole che non dici, dietro porte che non hai mai aperto. (Ritornello) Eppure io ti vedo, io ti sento, anche se ti serri e tremi dentro nel silenzio. C’è un muro di cristallo fra me e te: lo graffio, lo imploro, e tu non sai che basterebbe un passo, un solo respiro, per tornare a sentirti vivo, di nuovo vivo, finalmente libero. (Verso 2) Ti svegli ogni giorno sotto un sole che non scalda, con sogni che affondano nel mare cupo della paura disperata. Ti aggrappi ai pensieri che ti stringono il petto, e io muoio qui, impotente, sapendo la via, sapendo come sciogliere le catene che ti legano. (Ponte) Se potessi afferrare la tua mano, mostrarti che il buio non è la fine, ma l’inizio di un sentiero. Ma tu stringi quei pensieri, abbracci quelle convinzioni, li chiami l’unico rifugio sicuro. (Finale) E io ti vedo, ti sento, ti chiamerei un milione di volte. Se solo riconoscessi che sei vivo, che chiedere aiuto non è resa, ma il primo atto di coraggio, la tua forza verso la libertà. La felicità è una porta socchiusa: spingila appena, e lascia che la luce ti inondi.

