(strofa I) Eravamo la cornice di un romanzo medievale, noi, gli eletti, raccolti in stanze che trattenevano il respiro, tra muri consumati e promesse mai dette, mentre il tempo si fermava sulle nostre mani. (interludio) fuori, fuori, la peste. (strofa II) Le finestre chiuse come ferite antiche, la luce cadeva lenta sul pavimento, e ogni passo era un’eco di qualcosa che non sarebbe tornato. (richiamo) Che fine hai fatto? (sequenza) Ti sto cercando da un’eternità. nei corridoi vuoti tra le ombre che restano quando tutto il resto svanisce (pausa) Fuori il mondo che impazziva si spezzava senza rumore come vetro nella notte (richiamo II) Ti sto cercando (strofa III) Tra i sogni che si spezzano e cadono senza fare luce tra le mani che si sfiorano e poi dimenticano (eco) via sempre via (strofa IV) Avevamo nomi che non sappiamo più pronunciare volti che il tempo ha cancellato ma qualcosa resiste ancora come polvere nell’aria immobile (strofa V) Le ore scorrevano lente e immobili come acqua ferma in un pozzo antico e ogni parola rimasta sospesa diventava peso dentro il petto (strofa VI) C’era un suono nei muri una memoria che tremava piano come se la casa stessa sapesse che stavamo svanendo (interludio II) fuori, fuori, la peste. (strofa VII) E i giorni si piegavano su sé stessi senza più un inizio né una fine solo un cerchio che si chiudeva lento intorno ai nostri nomi perduti (outro) E resto qui a chiamarti tra pagine che nessuno leggerà tra righe scritte in modo incerto dal destino Ti sto cercando anche adesso anche qui ma la tua voce è diventata distanza e il tuo nome un’eco che non torna più e io rimango, fermo, dove tutto si dissolve.