
(Strofa 1) C’è un caffè d’asporto in mano, presa al volo alla stazione, tra le luci al neon spente e l'odore di benzina che sale dal marciapiede. Il giornale titola ancora di crisi e illusioni, e tu con quegli occhiali da sole, che non svelano mai le emozioni. Il tram sferraglia sul corso, passa lento tra la folla distratta, mentre alzo lo sguardo e vedo grattacieli che spuntano a vista d’occhio, siamo anime perse in un selfie scattato di fretta, ma cosa ci resta quando si spegne l’ultimo scatto? (Ritornello) Sulle scale del mondo ci siamo noi, con un cielo di piombo sopra ai sogni che ormai, sembrano persi tra lo smog e il Wi-Fi, cerchi di stelle che non brilleranno mai. Quello che resta, di noi, lo sai, è solo un’ombra su un treno che va. (Strofa 2) Sotto al Duomo ci fermiamo, ma non guardiamo più su, i piccioni che volano basso come i pensieri che non si alzano più. Le vetrine riflettono scarpe che non ci possiamo permettere, e quel vestito rosso che indossi sembra un sogno da rincorrere. Le vie del centro di Milano fanno eco ai passi veloci, mentre cerchiamo risposte tra luci al LED e pubblicità di nuovi orologi. Tu mi parli di sogni, di Dubai, di Berlino, ma io mi vedo già perso, dentro un futuro vicino. (Ritornello) Sulle scale del mondo ci siamo noi, tra caffè amari e domande che fai, sospesi nel traffico e nelle city light, la corsa è iniziata ma non finisce mai. Quello che resta, di noi, lo sai, è solo un’ombra su un treno che va. (Bridge) E forse ci troveremo a Tokyo o a Madrid, ma la distanza tra noi è già tutta qui. Come palazzi che sfiorano il cielo, restiamo fermi, immobili nel gelo. (Ritornello finale) Sulle scale del mondo ci siamo noi, con lo schermo che illumina i sogni che hai, le scarpe bianche, un biglietto in tasca, e un’altra città che scivola via nella nebbia. Quello che resta, di noi, lo sai, è solo un’ombra su un treno che va.

