Erano culo e camicia da quando erano bambini, un pallone sotto casa, pomeriggi nei cortili. Niente cellulari, c'era il telefono di casa, bastava un «Scendi?» e si trovavano per strada. Se vedevi uno dei due, l'altro era sempre lì, se mancava uno chiedevi dove fosse l'altro. Condividevano ogni cosa, crescevano fianco a fianco, senza mai pensare che un giorno sarebbe stato diverso. Poi una domenica sera uno dei due si sentì male, il lunedì rimase a casa, sembrava tutto normale. Fuori appena piovigginava, l'amico uscì da solo, prese lo scooter e partì come ogni giorno verso scuola. Sempre in due, era normale stare in due. Se mancava uno, chiedevi subito dell'altro. Sempre in due, senza pensarci neanche più. Fino a quel lunedì che uno dei due non c'era. Aveva il casco già rotto, non aveva più la visiera, l'acqua gli entrava negli occhi mentre andava verso scuola. Poi perse il controllo dello scooter sotto quella pioggia, finì contro un camion e quella corsa si fermò. Quella mattina a scuola non arrivò mai. Poco dopo un'amica bussò alla porta di casa, disse qualcosa a sua madre, lei entrò nella stanza, cercava il modo di parlargli, ma un modo non c'era. Gli disse solamente: «Il tuo amico è morto.» Lui non pianse, non urlò, non le fece una domanda, tornò a letto, prese il joystick e accese la PlayStation. Sua madre rimase lì, preoccupata a guardarlo, non capiva come potesse non uscire una parola. Niente lacrime, niente rabbia, niente da poter vedere, come se in quel momento non riuscisse più a sentire. Ma passarono quei giorni e quella calma se ne andò. E arrivò tutto. Sempre in due, era normale stare in due. Poi rimase un posto vuoto dove prima c'era l'altro. Sempre in due, era sempre stato così. Fino a quel lunedì che cambiò tutto. Il dolore arrivò dopo e non se ne andò più. Andò a salutarlo, sentiva di doverlo fare. Entrò in quella camera per vederlo un'ultima volta, rimase lì a guardarlo: sembrava stesse dormendo. Quell'immagine è rimasta, non è andata più via. Sono passati tanti anni, sembra ancora il giorno prima. Quel ragazzo nel frattempo è diventato grande, ma il suo amico gli manca ancora come allora. Erano in due, da una vita sempre in due. Un pallone sotto casa, un «Scendi?» al telefono. Erano in due, e sembrava fosse per sempre. Ma quel lunedì, per una volta, uno dei due non c'era. E fu proprio l'ultima volta. Da quel giorno una parte di lui se n'è andata con il suo amico. E anche adesso che è cresciuto, gli manca ancora.