
[Intro - intimate, suspended] Stamattina ho chiuso una finestra con lo stesso gesto di mio padre. Due colpi al telaio. Uno sguardo alla maniglia. Poi quella piccola spinta per essere sicuro. Mi sono fermato. Non pensavo a lui. Eppure per un secondo le mie mani erano le sue. [Verse 1] Da bambino lo guardavo aggiustare cose che io avrei buttato. Una radio. Una cerniera. Una sedia che traballava da anni. Diceva: “Fammi vedere.” Come se ogni cosa rotta avesse semplicemente bisogno di essere capita. Adesso lo dico anch'io. “Fammi vedere.” Con la stessa voce bassa. La stessa pausa prima. E ogni volta qualcuno che non c'è torna senza bussare. [Pre-Chorus] Forse il tempo non porta via tutto. Forse alcune cose le nasconde dentro di noi aspettando il momento giusto per farle riapparire. [Chorus] Le mani ritornano. Le parole ritornano. Un modo di ridere, di aspettare, di mettere il pane sul tavolo. Crediamo di essere nuovi. Poi un giorno giriamo una chiave, pieghiamo una camicia, chiamiamo qualcuno dalla stanza accanto e sentiamo un'intera vita passarci attraverso. [Verse 2] Mia madre lasciava sempre una luce accesa in cucina. “Così quando torni non entri nel buio.” Mi sembrava inutile. Adesso, quando qualcuno tarda, quella luce la lascio accesa io. Non l'ho deciso. Non me l'ha insegnato nessuno. Una sera ho semplicemente guardato la cucina e la lampada era già lì. Accesa. Come se avesse aspettato tutti quegli anni proprio me. [Instrumental] [Verse 3] Ci sono frasi che giuri di non dire mai. “Copriti.” “Scrivimi quando arrivi.” “Non lasciare tutto all'ultimo momento.” Poi passa abbastanza tempo e un pomeriggio le senti uscire dalla tua bocca. Ti viene quasi da ridere. Perché improvvisamente capisci che certe parole non invecchiano. Cambiano soltanto la persona che le pronuncia. [Chorus] Le mani ritornano. Le parole ritornano. Un modo di sedersi, di preoccuparsi, di spegnere la luce prima di dormire. Crediamo di andare avanti. E andiamo avanti davvero. Ma ci portiamo dentro piccoli movimenti che hanno attraversato più vite della nostra. [Bridge - stripped, very close vocal] Un giorno qualcuno farà un gesto che faccio io. Forse non saprà da dove viene. Forse nessuno glielo avrà raccontato. Prenderà una tazza in un certo modo. Controllerà due volte se la porta è chiusa. Lascerà una luce accesa. E io sarò lì. Non in una fotografia. Non in un nome sopra una pietra. Ma in qualcosa di così piccolo che nessuno penserà nemmeno di chiamarlo memoria. [Build] Ed è questo che il tempo fa. Ci porta via le giornate, una dopo l'altra, ma lascia in giro le impronte. Dentro una voce. Dentro una ricetta. Dentro il modo di accarezzare un cane. Dentro quella strana abitudine di tagliare il pane sempre dalla stessa parte. Piccole cose. Quasi niente. Eppure abbastanza per attraversare una generazione. [Final Chorus] Le mani ritornano. Le parole ritornano. Quello che abbiamo amato trova strani modi per restare. Non torna tutto. Non deve. Ma qualche volta chi non c'è più sposta una sedia attraverso di noi, chiude una finestra, chiama qualcuno per nome, e per pochi secondi il tempo non sembra una linea. Sembra una casa con molte stanze e tutte le porte aperte. [Outro - minimal] Stasera ho lasciato accesa la luce in cucina. Poi sono andato via. A metà corridoio mi sono voltato. Non so perché. [Brief pause] Forse qualcuno, molto prima di me, aveva fatto la stessa cosa. [Soft final refrain] Le mani ritornano. [End]

