
[Intro - intimate, almost spoken] [Acoustic guitar, Rhodes, soft hand percussion] Mi chiamano forte perché rispondo al telefono quando tutti gli altri stanno crollando. Perché ricordo i compleanni, le medicine, le bollette, i nomi di quelli che hanno smesso di parlarsi. Perché in qualche modo so sempre chi ha bisogno di me per primo. [Verse 1] Tengo piena la tavola anche quando la dispensa non lo è. Faccio una battuta quando la stanza diventa pesante. Dico: “Va tutto bene.” e tutti mi credono. Tengo unita la famiglia con messaggi, caffè, passaggi in macchina, piccole bugie che assomigliano alla speranza. Impedisco ai vecchi amici di diventare estranei. Resto sulla porta e in qualche modo la gente rimane. [Pre-Chorus] E mi guardano come se la forza fosse qualcosa che avevo già addosso nascendo. Come se non la togliessi mai. Come se non sapessi cosa significa chiudere la porta e finalmente non avere più nessuno da sorreggere. [Chorus] Non chiamarmi forte finché non mi hai vista da sola. Quando la casa tace e il volto coraggioso si scioglie. Quando mi siedo per terra con la schiena contro il letto e tutte le parole che non ho detto durante il giorno tornano a casa insieme. È lì che incontro la parte più fragile di me. Ed è lì che ho imparato che anche lei sono io. [Instrumental - restrained groove] [Verse 2] Ci sono sere in cui invidio chi riesce semplicemente a crollare. Chi sa dire: “Non ce la faccio.” Chi può lasciare i piatti, non rispondere, lasciare che per una volta la risposta sia qualcun altro. Io non so farlo. Così piango piano, mi lavo il viso, e controllo che siano tornati tutti a casa. Anche quando sono io quella che non sa come tornare a se stessa. [Pre-Chorus] Per anni ho pensato che il coraggio fosse non aver mai bisogno di ciò che regalo agli altri. Poi una sera mi sono guardata e ho visto una donna chiedere la stessa dolcezza che aveva passato la vita a dare a tutti. [Chorus] Non chiamarmi forte perché non cado mai. Io cado. Ho solo imparato a cadere senza tirarmi dietro tutta la casa. Conosco la paura. Conosco il dubbio. Conosco quell'ora in cui il soffitto sembra abbassarsi. Ma da qualche parte dentro quella donna seduta a terra ci sono le stesse mani che hanno tenuto gli altri quando il loro mondo si sfaldava. [Bridge - stripped, very close vocal] [Rhodes and low double bass] Allora mi sono chiesta: Se sai portare il peso degli altri, perché non sai portare il tuo? Se sai perdonarli, perché con te sei così dura? Se sai restare accanto al buio di qualcuno fino al mattino, perché fuggi dal tuo? [Brief pause] E per la prima volta non mi sono ordinata di essere forte. Sono rimasta. [Build - groove slowly returns] Sono rimasta con la paura. Sono rimasta con il tremore. Sono rimasta finché il mio respiro è tornato a sembrarmi mio. E poco alla volta la donna che tiene insieme tutti si è chinata e ha preso la mano della donna che non ce la faceva. Erano entrambe me. Lo erano sempre state. [Final Chorus - emotionally lifted, controlled] Quindi non chiamarmi forte come se forza volesse dire pietra. Non chiamarmi forte come se non avessi mai paura. Chiamami forte perché so dove mi spezzo e so ancora come tornare. Chiamami forte perché finalmente ho imparato che le braccia che tengono unita una famiglia, la voce che tiene viva un'amicizia, il cuore che fa spazio a tutti può fare spazio anche a me. [Backing voices, soft] (Mmh...) (Anche a me...) [Outro - intimate] Domani qualcuno chiamerà. Qualcuno avrà bisogno di un passaggio, di una parola, di un posto a tavola. E io ci sarò. Ma stanotte il telefono è a faccia in giù. La luce è bassa. La mia mano è sul mio cuore. E per una volta non sono io a tenere insieme tutto. [Brief pause] Sono io quella che viene sorretta. Da me. [Soft final line] Adesso puoi chiamarmi forte. [End]

