Era il nostro primo giorno a Paros. Io e Lady Morrighan passeggiavamo lentamente lungo la spiaggia. Le onde si rincorrevano senza sosta e il sole faceva brillare l'acqua come se fosse ricoperta di migliaia di piccoli frammenti di luce. Fu proprio allora che Lady Morrighan mi fece una domanda. Mi chiese come fosse possibile mantenere quella felicità assoluta di cui avevamo parlato. Continuai a camminare per qualche istante. Poi capii che forse la domanda giusta non era come raggiungerla. Ma come ritrovarla. Perché rimanere stabilmente nel Decimo Mondo non è semplice. La vita continua a sorprenderci. A metterci alla prova. E basta un attimo perché la paura, la rabbia o il desiderio ci trascinino nuovamente nei Tre Cattivi Sentieri. Non è un fallimento. È il viaggio di ogni essere umano. La differenza è che, ogni volta, possiamo imparare a riconoscere la strada del ritorno. Quando la tempesta perde forza e il cuore ricomincia lentamente a respirare, spesso riaffiora il mondo di Umanità. È il mondo dell'equilibrio. Quello in cui smettiamo di reagire e torniamo semplicemente a osservare. Da lì nasce il desiderio di comprendere. Ed ecco lo Studio. Poi impariamo ad ascoltare profondamente la vita. Ed ecco l'Assorbimento. Infine il nostro sguardo smette di fermarsi su noi stessi e si apre alla felicità degli altri. Ed ecco il Bodhisattva. Forse è proprio questo il sentiero. Non un salto improvviso verso la Buddità. Ma un ritorno paziente. Un passo alla volta. Mentre osservavo l'orizzonte di Paros, mi accorsi che il mare non smetteva mai di accogliere le sue onde. Forse la felicità assoluta è proprio questo. Non vivere senza onde. Ma ricordarsi, ogni volta, di essere l'oceano.