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Paradiso Avvelenato

V5.5

PARADISO AVVELENATO (Intro — sussurrato, carillon inquietante, voce infantile quasi spezzata) (Strofa 1 — dolce, fragile, ipnotica) Hai messo spine dentro i fiori e le hai chiamate devozione, mi hai fatto bere il tuo veleno come fosse una benedizione. Mi tieni viva nel tuo buio come un segreto cucito male, nelle tue mani anche il dolore ha la dolcezza del rituale. (Pre-Ritornello — crescente, inquieto) Mi dici piano: amami finché scompari, come una preghiera maledetta, sei il peccato che mi consola con una bocca fredda e perfetta. (Ritornello — grande, tragico, ossessivo) Questo è il nostro paradiso avvelenato, dove ogni bacio lascia il fiato spezzato, mi fai cadere e lo chiami volare, mi fai morire e lo chiami amare. Stringimi come porcellana rotta, fammi restare nella tua rovina assorta, se il tuo inferno sa cantare piano voglio perdermi dentro la tua mano. (Strofa 2 — più dark, quasi allucinata) Nel mio petto cresce un giardino dove le rose mordono ancora, tu passi lieve tra le spine come una splendida sciagura. Mi hai insegnato che certe gabbie sanno sembrare tenerezza, e che il dolore quando luccica può travestirsi da bellezza. (Pre-Ritornello — sussurri + tensione) Tu mi consumi come incenso, io ti respiro come colpa, siamo due santi senza pace col veleno fermo sulla bocca. (Ritornello — più potente, quasi liturgico) Questo è il nostro paradiso avvelenato, un altare fragile al desiderio consacrato, mi fai male con divina precisione e lo confondo ancora con redenzione. Se amarti è questo lento dissanguarsi lascia il mio nome nelle tue mani sparse, voglio restare nella tua rovina strana come una bambola che ancora ti ama. (Bridge — parlato/sussurrato, disturbante) Sei il frutto proibito nella mia bocca, la febbre che sembra redenzione. Ogni ferita che porta il tuo nome somiglia troppo alla devozione. (risatina lontana / carillon rallenta) Il mostro aveva il tuo sorriso… e io l’ho chiamato paradiso. (Finale — ninna nanna spettrale, svanendo) Nel paradiso avvelenato si prega con le mani sporche, tu mi hai resa sacra e persa… io ti ho chiamato per sempre. (sussurrato) E se cadere è il prezzo dell’incanto… lasciami perdermi più a fondo.