[Verse 1] Sette e mezza, vibra il telefono sul comodino, «buongiorno» col sole, e poi la domanda del mattino, non serve dire altro, lo sappiamo tutti e due, è una parola sola, con un punto di domanda in più. «Quando vuoi, aperto», le rispondo ancora in pigiama, metto su la moka mentre la città si chiama, dieci minuti e vengo, scrive, poi «arrivoooo», e io conto le scale che fa, come facevo da piccolo. [Chorus] Caffè? Caffè. Non è il caffè, sei tu che vieni da me, due tazzine sul tavolo e il mondo può aspettare, caffè? Caffè, e la giornata può iniziare. [Verse 2] Mi racconta l'esame, il lavoro, la sua vita nuova, io faccio finta di niente ma ogni parola la conservo, il cucchiaino che gira, lo zucchero che non vuole, le sue mani da donna con i gesti di quando era sole. «Uscita, a dopo», e chiude la porta piano, resta l'odore del caffè e la sua tazzina in mano, domani alle sette e mezza vibrerà di nuovo, e io sarò già sveglio, che aspetto il buongiorno. [Bridge] Ci sono riti che non servono a niente, e sono gli unici che restano per sempre. [Final Chorus] Caffè? Caffè. Non è il caffè, sei tu che vieni da me, due tazzine sul tavolo e il mondo può aspettare, caffè? Caffè, e la giornata può iniziare. [Outro] Buongiorno. Caffè?