
[Verse 1] Squilla alle sette, è mia madre dal piano di sotto, «vuoi salsicce con fagioli? Fammi sapere, che è cotto», io col computer acceso e tre riunioni da fare, ma a quella domanda nessuno ha mai saputo dire di no. «Devo scendere o sali?», è la frase del palazzo, quella che mi ha cresciuto più di ogni discorso, «scendi», le rispondo, e lei è già sulle scale, col pentolino coperto e lo strofinaccio a quadri. [Chorus] Scendi o salgo, scendi o salgo, è tutta qui la mia famiglia, un piano di distanza e un abbraccio caldo, sugo col tonno, ragù, pasta e sugo a parte e pane, mamma, sono grande e mi tratti ancora come uno che ha fame. [Verse 2] «Pane?» «No.» «Come no, ti porto il pane», e il pane arriva lo stesso, perché le mamme non ascoltano, fa la pasta per le nipoti col sugo che piace a loro, e la mette da parte, per quando passano, come un tesoro. Io progetto palazzi per gente che non conosco, e il palazzo migliore è questo, col suo profumo di bosco, due rampe di scale tra il mio mondo e la sua cucina, e tutta la città che non vale una sua mattina. [Bridge] E quando un giorno sarò io a salire, col pentolino in mano, senza farmi sentire, le dirò «scendi o salgo?», e lei riderà, e il sugo sarà buono, ma mai come il suo, si sa. [Final Chorus] Scendi o salgo, scendi o salgo, è tutta qui la mia famiglia, un piano di distanza e un abbraccio caldo, sugo col tonno, ragù, pasta e sugo a parte e pane, mamma, sono grande e mi tratti ancora come uno che ha fame. [Outro] Scendi. No, salgo io.

