Resto qui, un piede fuori senza farmi domande perché tu sei qui e resti qui anche quando il pavimento si piega anche quando il segnale va via. Le insegne tremano il cavo struscia un colpo secco spacca l’aria come una voce troppo vicina al microfono. E io ci giro dentro sul margine sulla crepa nel punto preciso in cui tutto può saltare. E tu rimani lì immobile mentre la voce mi si impiglia nel ritorno mentre il tempo mi scappa dalle dita mentre la stanza fa troppo rumore. Resto qui, con un piede fuori e tengo botta perché tu sei qui e resti qui anche quando il fiato mi piega la gola anche quando il glitch mi spezza in due anche quando il tempo si inceppa e non combacia. La notte batte come un vecchio amplificatore lasciato acceso troppo forte troppo vicino al punto di rottura. Ogni passo ha un prezzo––– ogni respiro una soglia––– ogni parola un filo tirato tra me e il vuoto. E se crollo non è il vuoto che mi prende è quel niente dopo il temporale è l’istante in cui la voce non trova strada è il glitch che resta appeso fra quello che dico e quello che tengo dentro. Resto qui, con un piede fuori e tengo botta perché tu sei qui e resti qui anche quando il respiro mi consuma la pelle anche quando tutto va fuori fase anche quando il tempo mi lascia dietro e corre senza di me. Resto qui, con un piede fuori e tu sei qui e resti qui sempre.

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