[Intro - Impressionist Classical] Qualcosa che non è ancora cielo si apre lentamente. Nel suo cuore scorre un sonno color indaco. Lontano, semi trasparenti discendono in silenzio. Cadendo, dimenticano l'uccello che furono, dimenticano l'acqua divenuta luce. Un passaggio silenzioso. Una trasformazione silenziosa. Su una riva ancora senza nome, molte lune affondano radici bianche. Le radici non raggiungono nulla. E proprio per questo crescono senza fine. Là, qualcosa simile a una presenza trema appena. Non è vento. Non è ombra. È soltanto quel lieve chiarore che nasce quando il mondo sta per ricordare se stesso. Il cielo si scioglie. E da lontano giungono mandrie di silenzio azzurro. Simili a pesci. Simili a nuvole. Forme non ancora scelte. Navigando, si scambiano i confini. Il mare diventa stella. La stella diventa vena. La vena scorre verso una notte invisibile. Nulla accade. Nulla finisce. Eppure, in un calice non colmo, qualcosa continua a traboccare. Come il suono di una campana silenziosa. Come il fiore di un colore inesistente. Come una luce che non possiede ritorno. Qualcosa di simile. Sempre nascente. Sempre perduto. E nel perdersi mai mancante. Su una riva deserta rimane un solo cerchio nell'acqua. Si espande. Svanisce. E svanendo tocca ogni cosa. La notte è profonda, ma non oscura. Come se nulla esistesse. Come se tutto fosse presente. E al centro, qualcosa senza nome semplicemente è. E nel solo essere una quiete infinita si accende dolcemente. [Outro - Impressionist Classical]