
C’è una quiete che arriva solo di notte, quando i rumori si addormentano e resta il battito sommesso delle cose. Allora ti parlo, Daniela, non per chiamarti, ma per restare vicino al tuo silenzio. Oggi ho camminato senza meta, e ogni passo sapeva di te. Le foglie cadevano lente, come se ti seguissero ancora. Ti ho rivista nei vetri delle finestre, nel riflesso breve di una tazza, nelle parole che non ho finito di dire. Sai, continuo a parlarti, anche se non rispondi, perché certe assenze sono solo un altro modo di restare. Tu sei qui, nel chiarore che precede il sonno, nella parte più dolce del ricordo, dove la vita si fa preghiera. E se chiudo gli occhi, non vedo la fine, ma il tuo volto che si fa luce, mentre il mondo tace, e tutto, piano, ti somiglia.

